Navighi su Internet, leggi i giornali, accendi la Tv. Davanti ai tuoi occhi si presentano parole, fatti, eventi, immagini che ormai conosci fin troppo bene… che fanno parte del meccanismo che genera il tuo pensiero. Passano i giorni, le settimane, gli anni: questi pensieri divengono ridondanti, scontati. Iniziano a far parte della tua quotidianità.

 

Crisi economica, disoccupazione, migranti, attentati, la pensione sempre più lontana. Assuefatto, diventi insensibile a quelle situazioni oppure provi un senso di ribellione crescente dentro di te. Ma sai fin dal principio che questa opposizione è tiepida, inutile.

 

Allora rifletti di nuovo a ciò che hai sentito, visto o letto… ti convinci che stare dalla parte di chi ti comanda è giusto, è necessario alla tua sopravvivenza.

 

Che è meglio tacere. È meglio dimenticare.

Te lo ripeti a ogni nuova notizia, a ogni nuovo sopruso. Diventi parte del sistema, di una voce unica. Sei cieco di fronte all’escalation della realtà: leggi contro il cittadino, venti di guerra, il ritorno alle ideologie estremiste. È tutto normale. È così che deve andare. Tu sei come tutti, tu sei ciò che ti dicono di essere.

 

E a un certo punto, nella distrazione, un flash della tua mente è capace di farti ragionare. O di impazzire. Comprendi che è già successo e che sta succedendo di nuovo: stai per rivivere il peggio che l’uomo possa offrirti.

 

E adesso che lo sai… forse, è già troppo tardi.